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Mulini e segherie

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La zona dell'attuale Comune di Polcenigo presentava in passato un numero rilevante di mulini (almeno dodici, anche se non funzionanti nello stesso periodo) e di altri opifici che utilizzavano l'acqua come forza motrice (un batti ferro, tre o più probabilmente quattro folli da panni, almeno tre segherie).

E' in epoca medioevale che avviene un fatto di decisiva importanza per la storia degli opifici idraulici di Polcenigo: l'escavazione di una roggia che deviava parte delle acque del Gorgazzo subito prima che giungesse in prossimità dell'attuale Piazza Plebiscito, il "Gorgazzetto".
Il Gorgazzetto sarebbe stato costruito prima del 1375 e proprio su di esso vennero edificati nel tempo diversi opifici idraulici, almeno sei tra mulini, folli da panni, segherie e battiferro.
I Sommarioni napoleonici rilevano anche un filatoio per la seta, che sfruttava l'acqua del Gorgazzetto, esso era gestito dal conte Francesco di Polcenigo e dal dottor Carlo Carini, e terminò la sua operatività nel secondo quarto dell'Ottocento.
Tra il primo e secondo conflitto mondiale, diversi opifici chiusero per mancanza di lavoro, un colpo mortale ai mulini potrebbe essere venuto dalla costruzione del mulino elettrico di San Giovanni, intorno agli anni Venti.
Due soli mulini sono sopravvissuti fino ad oggi, conservano l'attrezzatura molitoria e possono essere visitati.
Il Mulino Modolo, l'ultimo funzionante, risultava già nel '600 posseduto dalla famiglia dei Conti Fullini ed è situato sul Gorgazzetto, ramo artificiale del Gorgazzo, poco distante dal centro del paese, lungo Via Coltura che finì mestamente di macinare nel 1985.
Il Mulino segheria Faletti - Sanchini si trova a un centinaio di metri di distanza. L'edificio molitorio fu affiancato verso gli inizi del '900 ad una preesistente segheria, la quale a sua volta era stata costruita dai Conti accanto ad un antico follo da panni, documentato già nel '500 e scomparso nel '700.

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